Loading...
Direzione scientifica di M. Alessandra Sandulli - Andrea Scuderi - Pino Zingale
Direzione editoriale di Massimiliano Mangano - Chiara Campanelli 
Norma - quotidiano d'informazione giuridica - DBI s.r.l.
Direzione scientifica di M. Alessandra Sandulli e Andrea Scuderi
02/03/2020
CULTURA / Concorso

Finale di stagione per il premio "Il Contenzioso dell'anno 2019"

Il "Quotidiano d'informazione giuridica" Norma, successivamente alla selezione mensile (http://www.norma.dbi.it/contenzioso-anno), dopo ampio dibattito ha identificato i tre contenziosi del mese più rilevanti per ogni settore, giungendo tuttavia alla conclusione di non poter con certezza identificare, tra questi, i contenziosi in assoluto "migliori" e preferendo quindi assegnare agli stessi il premio ex aequo.

Ecco gli Avvocati vincitori e le sentenze: 
 
CONTENZIOSO AMMINISTRATIVO
 
Avvocati Prof. Francesco Saverio Marini e Andrea Sticchi Damiani, vincitori nel mese di marzo con la sentenza del Consiglio di Stato, Sez. IV, con sentenza 29 marzo 2019, n. 2085 (v. http://www.norma.dbi.it/notizie/50853) a riforma della sentenza del TAR Lazio, Sez. III, n. 5848 del 2018.
 
Il contenzioso è di grande interesse perché, in accoglimento delle articolate tesi del Collegio Difensivo oggi vincitore, la sentenza ha chiaramente sancito il principio che, come la dichiarazione di inizio attività (D.I.A.), la procedura abilitativa semplificata (P.A.S.) ex art. 6 del D.Lgs. n. 28/2011 ha natura di atto privato avente mera valenza comunicativa nei confronti dell'amministrazione, non integrando quindi un atto avente rilievo pubblicistico, ribadendo altresì, in modo definitivo che il Gestore dei Servizi Energetici (GSE), ai sensi del combinato disposto degli artt. 42, co. 1 e 2, e 4, co. 2, lett. c), cit. e D.M. 6 luglio 2012, si deve limitare a verificare l'esistenza del titolo autorizzativo, non potendo, invece, sindacare la legittimità e conseguentemente l'efficacia dello stesso, con la conseguenza che il GSE non poteva non ammettere agli incentivi.
Importante risultato a garanzia della certezza degli operatori del settore, in un settore nel quale, come è ben noto agli Avvocati che si occupano della materia, sono rarissimi i contenziosi contro il GSE definiti da sentenze di accoglimento.
 
***
 
Avvocati Prof. Francesco Sciaudone, Prof. Bernardo Giorgio Mattarella, Adriano Pala Ciurlo, Flavio Iacovone e Gianluca Bucci, vincitori nel mese di maggio con la sentenza della Corte dei Conti Sezioni Riunite in Sede Giurisdizionale del 22 maggio 2019, n. 16 (v. http://www.norma.dbi.it/notizie/50958).
 
Con una decisione certamente innovativa, in accoglimento delle tesi portate avanti dal Collegio Difensivo della ricorrente, le Sezioni Riunite hanno riconosciuto l'interesse di una società ad impugnare le deliberazioni della sezione di controllo regionale della Corte dei Conti, con le quali era stata rilevata l'omessa attuazione delle disposizioni concernenti la composizione dell'organo di amministrazione previste dal D.Lgs. 19 agosto 2016 n. 175 - c.d. TUSP per le società a controllo pubblico; ciò in quanto - viene statuito in sentenza - la società è titolare di un interesse qualificato e attuale ad essere esclusa dal novero delle società a controllo pubblico e, quindi, a non vedersi attribuito uno status idoneo ad incidere direttamente nell'ambito degli equilibri societari.
Nel merito, la pronuncia ha affermato l'importante principio ai sensi del quale l'accertamento della sussistenza dello status di "società a controllo pubblico" non può desumersi da meri indici costitutivi della maggioranza di azioni e di consiglieri nel C.d.A. ma richiede un'attività istruttoria specifica, nel senso di verificare, nel caso concreto, la sussistenza delle condizioni di cui all'art. 2 lett. b) del TUSP.
Quindi, al fine di decidere se una società possa definirsi o meno "società a controllo pubblico" ovvero semplicemente "società a partecipazione pubblica", assume rilievo decisivo lo scrutinio delle disposizioni statutarie e dei patti parasociali per verificare in che termini le pubbliche amministrazioni (enti locali) che detengono partecipazioni azionarie sono in grado di influire sulle "decisioni finanziarie e gestionali strategiche relative all'attività sociale".
Infine, le Sezioni Riunite della Corte dei Conti hanno chiarito che il TUSP non utilizza l'espressione di "controllo congiunto", coniata dalla giurisprudenza amministrativa, mentre prevede il "controllo analogo congiunto" che si realizza tutte le volte in cui l'amministrazione esercita su una società, congiuntamente ad altre amministrazioni, un controllo analogo a quello esercitato sui propri servizi. Quindi non può parlarsi di controllo congiunto perché se il legislatore avesse voluto intendere analoga modalità di azione fra pubbliche amministrazioni avrebbe usato identica terminologia.
 
***
 
Avvocati Prof. Fabio Cintioli, Carlo Edoardo Cazzato, Paolo Giugliano e Prof. Antonio Catricalà, vincitori nel mese di ottobre con la sentenza TAR Lazio - Roma, Sez. Prima, 18 ottobre 2019, n. 1196 (v. http://www.norma.dbi.it/notizie/51507).
 
All'esito di un contenzioso di grande complessità, in accoglimento delle tesi del Collegio difensivo vincitore, il TAR Lazio ha annullato un provvedimento sanzionatorio di oltre 16 milioni di euro dell'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato - AGCM nei confronti di operatori nel mercato libero dell'energia, per asserito abuso di posizione dominante.
L'AGCM, aveva contestato alle società ricorrenti l'aver realizzato una condotta commerciale idonea ad alterare le dinamiche competitive nel mercato della vendita al dettaglio di energia elettrica ai clienti finali domestici e non domestici di minori dimensioni nei territori nei quali il gruppo gestisce l'attività di distribuzione, in quanto finalizzato a indurre gli utenti del servizio di maggior tutela a passare sul mercato libero sfruttando l'esclusiva disponibilità di anagrafiche di clienti del SMT, nonché le informazioni sul posizionamento di mercato dei concorrenti di detenute in esclusiva dalle società del gruppo. In accoglimento delle censure proposte il TAR Lazio ha sancito l'insussistenza delle condizioni minime per ritenere che le attività poste in essere dalle Società ricorrenti costituissero una strategia idonea a produrre effetti anticoncorrenziali, osservando in particolare che il soggetto che si trova in posizione dominante commette un illecito antitrust abusando della sua condizione attraverso una o più condotte, anche singolarmente lecite, qualora tali condotte presentino un sufficiente margine di gravità e di potenziale offensività, tale da denotare l'idoneità a produrre l'effetto escludente sul mercato. Non esiste, quindi, un abuso significativo per il solo fatto di rivestire la posizione di monopolista in un mercato né nel volere intraprendere attività di "retention", volte a mantenere la propria clientela anche nella fase di passaggio a un mercato concorrenziale. Le condotte dell'impresa assumono, invece, rilevanza ai fini antitrust quando le politiche di marketing dimostrano l'esistenza di una strategia di tipo discriminatorio, in grado di determinare una preclusione concorrenziale nei confronti degli altri operatori.
Un precedente molto rilevante che costituirà punto di riferimento per la soluzione di future controversie.
 
 
CONTENZIOSO CORTE DI CASSAZIONE
 
Avvocati Federica Menici e Dario Ardizzone, vincitori nel mese di giugno con la sentenza del 18 giugno 2019, n. 16335 (v. http://www.norma.dbi.it/notizie/51201) pronunciata dalle Sezioni Unite sulla discrezionalità dei Sindaci in merito alla revoca degli amministratori delle società partecipate.
 
Il contenzioso merita il riconoscimento per la novità della questione sottoposta alle Sezioni Unite, inerente la legittimità dell'atto emesso dal Sindaco ai sensi dell'art. 50, commi 8 e 9, D.Lgs. n. 267 del 2000, di revoca degli amministratori di una società partecipata dal Comune.
Le Sezioni Unite hanno accolto il ricorso proposto dagli avvocati Menici e Ardizzone, difensori di una società partecipata dal Comune di Milano, e cassato la sentenza della Corte d'Appello che aveva ritenuto che l'atto di revoca esercitato dal Sindaco, pur nell'ambito della potestà riconosciutagli dai commi 8 e 9 dell'art. 50 del TUEL, non potesse giungere a comprimere, per cause politiche ed estranee alla sfera soggettiva dei componenti dell'organo di gestione, l'aspettativa di questi ultimi di portare a termine, nel tempo stabilito dalla legge, le funzioni loro conferite. A detta della Corte territoriale non sarebbe stato sorretto da giusta causa l'atto motivato da ragioni che non esplicitassero le eventuali carenze dimostrate dagli amministratori nell'espletamento dei loro compiti o la loro incapacità di mutare indirizzo secondo le nuove linee indicate dall'ente.
Le Sezioni Unite hanno invece ritenuto che la previsione di cui all'art. 50 commi 8 e 9 del TUEL, integri ex se una giusta causa oggettiva di revoca degli amministratori, costituendo estrinsecazione del c.d. spoil system, sistema che ha d'altro canto ricevuto l'avallo della Corte Costituzionale.
 
***
 
Avvocati Lucio Ghia, Prof. Giuseppe Bernardi e Fabrizio Jacobacci, vincitori nel mese di luglio-agosto con la sentenza del 14 agosto 2019, n. 21405 (v. http://www.norma.dbi.it/notizie/51358), pronunciata dalla Prima sezione della Corte di Cassazione, in riforma di una sentenza della Corte di Appello di Roma, sulla questione della legittimità dell'utilizzo, da parte di Autostrade per l'Italia, del sistema SafetyTutor.
 
A quest'ultima si contestava la violazione delle norme relative alla proprietà intellettuale da parte della società C. che da più di un decennio aveva rivendicato la paternità del sistema; la Corte di Cassazione ha affermato che il concetto di equivalenza in materia brevettuale attiene all'idea di soluzione del problema tecnico e non al problema affrontato, tenuto conto che, per aversi contraffazione di una invenzione industriale, occorre che si attuino gli elementi essenziali e caratteristici dell'idea inventiva, senza dei quali non si otterrebbe quel nuovo risultato industriale in cui si concreta l'invenzione; pertanto, soltanto ove sia imitata e sfruttata l'invenzione nella sua ideazione originale sussiste la contraffazione, non anche quando si pervenga a simile risultato senza appropriazione di una idea inventiva nuova. In tale prospettiva, la tecnica adottata da Autostrade è stata ritenuta pacificamente diversa da quella che marca la novità intrinseca ed estrinseca del brevetto della società C.
La definizione della questione - chiusa proprio alla vigilia del temuto "rientro" dalle vacanze dell'estate 2019 - ha permesso quindi ad Autostrade per l'Italia di riattivare ed utilizzare i Tutor nei tratti di sua competenza, di certo rendendo più sicure le relative autostrade.
 
***
 
Avvocati Antonio Rizzo e Alessandro Belfiore vincitori nel mese di novembre con la sentenza del 21 novembre, n. 30442 (v. http://www.norma.dbi.it/notizie/51750), pronunciata dalla I Sezione Civile in accoglimento del ricorso proposto per la cassazione della sentenza della Corte di Appello di Napoli n. 686/2014.
 
La questione trattata è certamente singolare e prende le mosse dall'esigenza di consentire, nei casi estremi di insolvenza del concessionario - al quale lo Stato italiano abbia delegato poteri espropriativi ai fini della realizzazione di un'opera pubblica - il conseguimento dell'indennizzo da parte del soggetto che, come nella specie, sia stato il destinatario della vicenda ablativa a favore della P.A.; in questi casi si impone di far discendere dall'art. 42, terzo comma, Cost., l'esistenza di un obbligo della P.A. beneficiaria dell'espropriazione di provvedere al pagamento del ristoro dovuto. Ciò, s'intende, non per effetto del superamento delle regole che colgono nel concessionario il titolare dell'obbligo indennitario, ma attraverso l'individuazione di un autonomo obbligo di garanzia - piuttosto che per arricchimento senza causa - subordinato all'insolvenza del debitore principale, che riposa sulla necessità, costituzionalmente imposta, di assicurare l'effettivo realizzarsi del bilanciamento di interessi tra il titolare del bene ablato e la P.A. che persegue, attraverso l'espropriazione, finalità di interesse generale.
D'altra parte, è evidente che la garanzia del serio ristoro non può essere limitata alla mera astratta previsione del diritto di conseguire l'indennizzo, ma deve dispiegarsi su un piano di effettività delle situazioni giuridiche soggettive e dei rimedi giurisdizionali. In tale prospettiva e richiamando la giurisprudenza della CEDU, discende che lo Stato italiano è tenuto ad esercitare la vigilanza ed il controllo per tutta la durata della procedura di espropriazione, fino al pagamento del relativo indennizzo, cosicché è responsabile per non aver adottato le misure necessarie a garantire che le somme accordate a titolo di indennità per l'espropriazione fossero effettivamente versate al titolare del bene ablato.
Il contenzioso è di grande rilievo perché segna l'immediata operatività nel diritto interno di una particolare forma di responsabilità dello Stato Italiano, la cui affermazione in precedenza richiedeva l'attivazione del ricorso alla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo per violazione del diritto al rispetto dei propri beni patrimoniali, di cui all'art. 1 del Protocollo addizionale alla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali.
Complimenti ai Vincitori!
Massimiliano Mangano
Chiara Campanelli
 
AVVISO - Ai sensi dell'art. 1, comma 1 del decreto-legge 22 marzo 2004, n. 72, come modificato dalla legge di conversione 21 maggio 2004 n. 128 Le opere presenti su questo sito hanno assolto gli obblighi derivanti dalla normativa sul diritto d'autore e sui diritti connessi. La riproduzione, la comunicazione al pubblico, la messa a disposizione del pubblico, il noleggio e il prestito, la pubblica esecuzione e la diffusione senza l'autorizzazione del titolare dei diritti è vietata. Alle violazioni si applicano le sanzioni previste dagli art. 171, 171-bis, 171-ter, 174-bis e 174-ter della legge 633/1941.

D.B.I. SRL - via Monaco I, 1/A - 90011 Bagheria (PA) - P.IVA 04177320829 - Iscr. Trib. Palermo 41892 vol.343/165